Atelier dei Libri: "La Prigioniera" di Debra Jo Immergut. Scopri il nuovo conturbante thriller psicologico con un estratto esclusivo!

venerdì 7 settembre 2018

"La Prigioniera" di Debra Jo Immergut. Scopri il nuovo conturbante thriller psicologico con un estratto esclusivo!

Già dallo scorso 30 agosto è possibile trovare in tutte le librerie e store online il primo romanzo della scrittrice statunitense Debra Jo Immergut "La Prigioniera" di cui oggi sono felice di potervi offrire un estratto esclusivo! Si tratta di un thriller psicologico dai contorti risvolti romance, ambientato nel posto che meno di tutti sembrerebbe adatto a incoraggiare una relazione sentimentale: tra le mura di un carcere. Una storia accattivante dai risvolti dark, che non lascia scampo, da leggere d'un fiato e con la luce accesa.
Narrato dal duplice punto di vista dei due protagonisti, ci racconta le vicende di Frank Lundquist, psicologo di una certa fama a Manhattan, che dopo essere stato travolto da uno scandalo costatogli il matrimonio e lo studio privato, è stato costretto a ritirarsi alla posizione decisamente meno prestigiosa di psicologo di sostegno presso l'istituto correttivo di Milford Basin. Qui Frank cerca di tenere un basso profilo aspettando che passi la bufera, ma il suo proposito andrà in fumo nel momento stesso in cui Miranda metterà piede per la prima volta nel suo ufficio, facendo scattare in lui una scintilla pericolosa come un incendio.
Non si tratta di un colpo di fulmine: nonostante gli anni e la tenuta da carcerata, Frank riconosce subito l'affascinante Miranda Greene, la popolare e misteriosa compagna di scuola per la quale ha segretamente covato un'ossessione durata per tutti gli anni del liceo, passati a spiarla durante le lezioni e seguirla di nascosto ai suoi allenamenti.
Anche se Miranda non sembra averlo riconosciuto, Frank sa che sarebbe suo dovere etico indirizzarla a un altro consulente, ma la sua vecchia cotta e l'insaziabile curiosità lo spingono a mettere da parte la morale e proseguire la terapia, per capire come la promettente studentessa di buona famiglia che ha conosciuto anni prima sia finita in carcere a scontare una condanna per un crimine terribile.

Il doppio punto di vista studiato dalla Immergut ci permette di esplorare le ridestate fantasie segrete di Frank, ma anche di conoscere meglio Miranda: la sua psiche è funestata dall'esperienza terribile della reclusione e da un passato tragico che la perseguita fin dall'infanzia, aggravato da una famiglia dalla dubbia morale invischiata in politica e una storia d'amore che l'ha spinta oltre l'orlo del baratro.
Dall'abisso del carcere, Miranda lotta strenuamente per tentare di riguadagnare un minimo di controllo sulla sua vita, sforzandosi di creare legami con le sue compagne di galera e cercando nel suo rapporto con Frank una preziosa speranza di salvezza, nonché l'unica possibilità di tornare libera.
Le sedute avranno un profondo effetto sui protagonisti che, seppure in ruoli differenti, si renderanno conto di essere entrambi prigionieri, del loro passato e del loro presente. Gli imprevisti risvolti della loro relazione li condurranno verso un finale inaspettato che promette di sorprendere anche i lettori di thriller più accaniti, ma senza svelarvi altro della trama, dopo i dettagli del libro troverete un estratto inedito che sono certa basterà a convincervi a rinchiudervi per qualche ora tra le sue pagine!


Titolo: La Prigioniera (Autoconclusivo)
Data di pubblciazione: 30 agosto 2018
Autricee: Debra Jo Immergut
Editore: Corbaccio
Prezzo: 17,90 €


Come psicologo che lavora in un carcere, Frank Lundquist è preparato a ogni tipo di situazione. Ma nulla può superare la sorpresa di trovarsi come paziente la detenuta Miranda Greene, ovvero la ragazza di cui si era innamorato perdutamente ai tempi del liceo. Frank, reduce da uno scandalo che gli ha fatto perdere il posto in un prestigioso studio di Manhattan, sa bene che per ragioni di deontologia professionale non dovrebbe occuparsi di Miranda. E tuttavia lei è stupenda come allora, e lui vuole capire come mai la promettente figlia di un senatore sia finita in carcere con una condanna per omici-dio. Non solo: la cosa che più lo sconvolge è che mentre lui si ricorda ogni singola parola che Miranda gli ha detto, lei non lo riconosce. Fra le mura della prigione, Miranda è chiusa nella sua disperazione, nel ricordo di una tragedia che l'ha segnata per sempre e di un amore sbagliato che l'ha portata dove si trova adesso. E tuttavia, cerca a tutti i costi di mantenere un minimo di controllo sul suo destino. E Frank improvvisamente le apre una speranza.




«Caspita che diluvio» esclamai. Alcune ciocche sfuggite ai fermagli le stavano appiccicate alle guance. «Hai freddo?» Presi la mia giacca dall’attaccapanni accanto alla porta e gliela offrii. Declinò.
«Aggiornami. Come stai? A parte la pioggia, intendo.»
Fissò il pavimento di linoleum con gli occhi socchiusi, quasi volesse assorbire un significato dal disegno della sua superficie graffiata, poi sollevò lo sguardo verso di me. «Non credo che questi incontri mi stiano aiutando. Non è quello che mi serve in questo momento.»
Hasenheide ci avverte di non lasciarci prendere dal panico per la conclusione prematura di una terapia. Secondo lui la decisione di un paziente di porvi fine è probabilmente dovuta a una sua resistenza, non a qualcosa che abbiamo fatto o non fatto noi. Ma soprattutto, dice lo studioso, non dovremmo mai viverlo come un rifiuto personale.
Tuttavia, mi sentii accecare da un’ondata nera, di colpo letteralmente inondato dallo sgomento. Mi abbandonai contro lo schienale e fissai il suo viso composto, gli occhi bassi. A quel punto capii che non potevo semplicemente lasciarla andare. C’era troppo in gioco. Il suo era il caso che mi avrebbe portato via dallo squallore, che avrebbe scacciato la depressione che mi braccava da un anno, cioè da quando era avvenuta la faccenda Zach Fehler e c’era stato lo scivolone di Clyde. I suoi progressi avrebbero portato con sé anche i miei.
«Ascolta» le dissi. « Sarebbe un grosso errore se tu smettessi di venire qui.»
I suoi occhi, tutto a un tratto guardinghi, incontrarono i miei. «Perché? »
«Hai attivato una resistenza. Invece credo che stiamo andando da qualche parte.»
«Io non sto andando da nessuna parte» sbottò. «Non andrò mai più da nessuna parte. E tu che cosa puoi farci? Quale aiuto puoi darmi?» Mi scoccò un’occhiata molto penetrante. La pioggia scrosciò più forte contro la piccola finestra, un disinteressato sbarramento che soffocava tutti gli altri rumori.
Girai intorno alla scrivania finché non la ebbi di fronte, a mezzo metro di distanza. Corsi un rischio calcolato. «In realtà noi due siamo molto simili» sussurrai. «Io ti capisco molto meglio di quanto credi.»
Chinò la testa, il viso nascosto tra le mani. Le tremavano le spalle. Abbassai lo sguardo verso la scriminatura dei suoi capelli, chiara come le parti del corpo che di solito non si vedono. Lo spazio tra le dita dei piedi o sotto l’ascella. Mi sembrò qualcosa di troppo intimo da guardare. Distolsi gli occhi e strappai qualche fazzoletto di carta dalla scatola sulla scrivania.
Che voglia avevo di dirle: so dov’era il tuo armadietto, appena fuori dall’aula di dattilografia. Per anni, sentendo il ticchettio di una macchina da scrivere, mi veniva da pensare a te. Ho veramente a cuore quello che ti sta succedendo. Il fatto di aiutarti riempie la mia vita di significato. Sei diventata il motivo più importante per alzarmi dal letto al mattino.
Però non ce la facevo. Non adesso. Mi sembrava il momento del tutto sbagliato. «Kleenex?» proposi.
Decisi invece di aprirmi un po’, con prudenza. Anna Freud era convinta che l’ammissione di un’umanità comune possa giovare al rapporto terapeutapaziente. « La sai una cosa? Un tempo svolgevo un’attività privata » cominciai. «Non ho sempre lavorato in un carcere. Il fatto è che ho combinato un casino e sono finito qua dentro. Un po’ come te.»
Mi guardò con gli occhi pieni di lacrime. «Tu non potresti mai capire quel che sto passando io qui.»
«Ehi, perché non mi metti alla prova?»
Scosse la testa e nascose di nuovo il volto tra le mani, le spalle incurvate. Mi accovacciai davanti alla sua sedia offrendole di nuovo i fazzoletti. Lei ne prese uno e si asciugò gli occhi. Riappoggiai la scatola sul tavolo e mi alzai, un braccio puntellato alla scrivania.
«Tu ce l’hai una vita? » Alzò lo sguardo verso di me. « Sei sposato, intendo, hai dei figli e tutto il resto? »
«Sto appena uscendo da un divorzio » risposi riluttante. «Niente figli.»
«Però hai il tuo lavoro » fece lei. 
«Già, è vero. Ma c’è da dire che non avevo immaginato di tro
varmi in un posto così, a questo punto della mia carriera. »
« Vorresti dirmi che è un lavoro noioso?» Tirò su col naso. «Immagino di sì. Un sacco di gente stupida, un mucchio di lamentele.»
Mi strinsi nelle spalle. «Ci pago i conti.»
Si tamponò gli occhi con i fazzoletti appallottolati. «Quando penso a quello che ho buttato via.»
«Cos’è che hai buttato via?» domandai piano. 
«Tutto» sussurrò. Si rimise a piangere. «Una vita. Delle possibilità. Dei figli.» Si asciugò il naso. «Ora devo andare, credo. Non mi va più di parlare.»
Si alzò. I fazzoletti stropicciati che aveva in grembo caddero a terra. Si avviò verso la porta. A quel punto le afferrai la mano. «M.» dissi. «Dammi una possibilità.»
Non fu tanto il contatto fisico, credo, quanto il modo in cui pronunciai il suo nome a farla fermare e girare verso di me. Lasciai andare la mia presa. Tutto a un tratto il suo sguardo si era fatto limpido: può darsi che vide qualcosa, in quel momento. Un indizio nella mia espressione. 
Una piccolissima crepa.






CHE NE DITE, NON VI SEMBRA IRRESISTIBILE?

1 commento:

  1. Avevo adocchiato il libro quando uscì, mi aveva incuriosità parecchio. L'ho inserito in lista in forse, in attesa di qualche recensione =)

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