martedì 8 aprile 2014

Teaser Tuesdays #70



Torna l'appuntamento con Teaser Tuesdays rubrica ideata dal blog Should be Reading, che posto ogni martedì. 


Le regole sono semplicissime e tutti possono partecipare e condividere con i propri teaser! 




Ecco le regoline!

  • Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso; 
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina ("Teaser")
  • Attento a non fare spoiler!
  • Riporta anche il titolo e l'autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.

Andiamo un po' a vedere cosa ho scovato io oggi!

Oggi un estrattino da "I cento colori del blu" di Amy Harmon, che sto divorando! Ve ne ho già parlato (qui) e devo dire che non sta tradendo le mie aspettative. Mi piace, non come mi sono piaciuti certi libri indimenticabili, ma mi piace.

Wilson mi scostò con gentilezza una ciocca di capelli dagli occhi. «Vuoi dirmi qual è il problema che ti affligge?».Deglutii, cercando di ricompormi. «Ho provato a cambiare, Wilson. Ricordi quando abbiamo parlato di redenzione? La sera in cui la mia auto non partiva, quando siamo stati soccorsi da quei due idioti?».Lui sorrise e annuì, fermandomi i capelli dietro un orecchio. Dovetti resistere per non rabbrividire al contatto delle sue dita sulla pelle. Stava cercando di consolarmi, e mi faceva piacere. Avrei tanto voluto posargli la testa su una spalla e liberarmi di quel peso. Ritirò la mano e aspettò che continuassi.«Quella sera… mi è successo qualcosa. Qualcosa che non avevo mai provato prima. Avevo il cuore spezzato, mi sentivo distrutta. E ho pregato. Ho pianto per chiedere amore, ma non sapevo che era l’amore ciò che stavo domandando. Avevo bisogno di sentirmi amata, e all’improvviso me ne sono sentita… come investita. Senza legami, senza minacce, senza dover promettere niente. Mi è bastato chiedere. E in qualche modo questo mi ha cambiata. In quel momento mi sono sentita… guarita». Lo guardai, sperando che capisse. Sembrava molto preso dalle mie parole, e trovai il coraggio di continuare.«Non mi fraintendere: non mi è passato tutto. I miei problemi non sono svaniti, le mie debolezze non si sono trasformate in forza, le mie difficoltà non sono cambiate. La tristezza non è diventata gioia come per miracolo… ma mi sono sentita comunque guarita». Le parole si riversavano fuori da me, descrivendo un sentimento a cui, da quel giorno, non avevo fatto altro che pensare. «È stato come se ogni crepa fosse stata riempita, come se il muro che avevo intorno al cuore fosse stato distrutto e spazzato via. E mi sono sentita… completa».
Wilson mi fissava, la bocca appena dischiusa. Scosse il capo, come a volersi schiarire le idee, e si passò una mano sulla nuca. Sembrava a corto di parole. Mi domandai se quel che avevo detto avesse senso, o se avrebbe ripetuto che sembravo prostrata.«È forse la cosa più bella che abbia mai sentito».A quel punto fui io a restare a bocca aperta. Mi guardò negli occhi finché non distolsi lo sguardo, imbarazzata dall’ammirazione che vi leggevo. Percepivo il suo sguardo sul mio viso, capivo che stava riflettendo sulle mie parole. Dopo qualche momento, riprese: «Quindi hai avuto quest’esperienza incredibile. L’hai definita redenzione. È evidente che ci hai pensato su un bel po’… e ora sei convinta di aver combinato un guaio tale che… cosa? Che non potrai essere redenta di nuovo?».Non ci avevo ancora pensato in quei termini. «Non si tratta di questo, non esattamente. Forse è solo che ero convinta di essermi sbarazzata della vecchia me. E adesso… scopro di non poter fuggire dagli errori che ho commesso».«Quindi la redenzione non ti ha salvata dalle conseguenze?»«No, infatti», mormorai. Era proprio così. La redenzione non mi aveva salvata dalle conseguenze, e mi sentivo tradita. Perché l’amore che mi era stato riversato addosso mi era stato sottratto senza che potessi dimostrare di averlo meritato.«E adesso?»«Per questo sono qui, Wilson. Non so che fare».«E io non posso darti un consiglio, dato che non mi dici qual è il problema», mi fece notare luiin tono gentile.Non risposi. Lui sospirò e restammo seduti lì, guardando il nulla, verso la strada, i pensieri carichi di ciò che avremmo potuto dire, ma senza pronunciare una parola.«A volte non c’è salvezza», conclusi, pensando a ciò che mi aspettava.
   

Vi piace questo teaser? Aspetto i vostri!

12 commenti:

  1. Da "L'assedio delle tenebre" di Terry Goodkind

    Saltò giù dalla roccia, gettò via il rametto e fece qualche passo. In quel
    momento l'individuo sbucò da dietro gli alberi imboccando un sentiero che passava vicino alla riva e Richard vide che non si trattava di Chase: era una donna, vestita in maniera elegante, per giunta. Ma cosa ci faceva una donna elegante nella Foresta di Ven? Richard la osservò camminare lungo la riva del lago scomparendo e riapparendo tra gli alberi. Non sembrava che avesse fretta, anzi si muoveva con il passo lento ma costante del viaggiatore esperto. Non aveva alcun senso: nessuno viveva nei pressi del Lago Trunt. Degli altri movimenti attirarono la sua attenzione e cominciò a fissare gli alberi. Poco dietro la donna c'erano tre, anzi quattro uomini con un mantello con il cappuccio. Si muovevano con fare furtivo passando dietro gli alberi e i massi. Osservando. Aspettando. Muovendosi. Richard si raddrizzò e spalancò gli occhi. La stavano pedinando. In quel momento capì che quella donna era il terzo figlio del problema.

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  2. Che bello questo teaser, Glinda!
    Ho il romanzo in WL e sicuramente lo leggerò prossimamente. Non vedo l'ora di leggere la tua recensione :)

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  3. Da " Una stanza tutta per sè" di Virginia Woolf

    Come potrebbe essere altrimenti? Le donne sono state sedute dentro casa per così tanti milioni di anni, che ormai anche i muri sono pervasi della loro energia creativa, la quale, infatti, ha talmente ecceduto la capacità di mattoni e malta che deve necessariamente legarsi alle penne, ai pennelli, agli affari e alla politica. Questa forza creativa, tuttavia, differisce enormemente dalla forza creativa degli uomini.

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  4. Glinda sto leggendo anche io "I cento colori del blu" e confermo le tue parole: magnifico!

    I cento colori del blu - Amy Harmon

    «Ti senti bene?» , mi chiese in tono gentile.
    «Sì» , risposi. Ed era vero. Era un miracolo, ma era vero.
    Sotto al mio naso apparve un quadrato di stoffa bianca.
    «Un fazzoletto da tasca! Ma cos’hai, ottantacinque anni?»
    «Bah! Ne ho ventidue, e lo sai benissimo. Solo che sono stato cresciuto da una signora inglese molto beneducata e un po’ all’antica, che mi ha insegnato a portarne sempre uno con me. E scommetto che ne sei felice» .
    Era così. Ma non lo ammisi. Sentivo il tessuto morbido sugli occhi gonfi e le guance rigate dalle lacrime. Aveva un profumo meraviglioso… di sapone alla lavanda e pino, e tutto a un tratto usare il suo fazzoletto mi parve un gesto di un’intimità incredibile. Cercai qualcosa da dire.
    «È la stessa donna che ti ha chiamato Darcy, per caso?» .
    Wilson emise una risatina.
    «In carne e ossa» .

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  5. Sembra un libro molto bello, domani mattina passo in libreria e lo prendo :)
    Comunque ecco il mio teaser tratto da "il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh:

    "Soltanto quando fui al sicuro dietro un angolo, fuori dalla sua visuale, guardai cosa mi aveva dato. Foglie ovali grigioverdi spuntavano da un intreccio di ramoscelli verde chiaro carichi di piccole sfere traslucide come gocce di pioggia. Stavano perfettamente dentro la mia mano e la punta delle foglie morbide mi pungeva il palmo.
    Vischio.
    Supero tutti gli ostacoli."

    http://librichiacchiereebiscotti.blogspot.it/

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  6. «Si muove.»
    Furono queste le prime parole che sentii.
    Seguì un istante di silenzio.
    «Impossibile» fece un’altra voce.
    «Si è mosso, l’ho visto.»
    Di nuovo la voce che aveva parlato per prima: bassa, cavernosa, con l’accenno di un ringhio nascosto appena sotto la superficie. L’altra invece era acuta e vagamente metallica.
    «Non può muoversi, è spento. È tutto fermo qua dentro. Guardaci, se non mi credi.»
    Qualcosa si mosse dietro di me. Un rumore di passi strascicati.
    Mi sentivo come se stessi emergendo a fatica da un sonno profondissimo. Non vedevo nulla: né luce, né oscurità, nemmeno il nero senza fine di chi tiene gli occhi chiusi. Ero letteralmente privo del senso della vista. Cercai di muovermi, ma il mio corpo mi sembrò lontano, remoto, e non mi obbedì.
    Da dietro mi arrivò una sorta di grugnito.
    Il proprietario della voce roca, che prima era all’altezza della mia testa, si era spostato al mio fianco.
    Avvertii qualcosa in faccia, e impiegai più di un secondo a capire cosa fosse: una sensazione tattile. Dita.
    Dita che tastavano il mio volto.
    «Secondo te può vederci?» La voce roca si era fatta ancor più bassa.
    «No: ti ho detto che è spento. E comunque non ha gli occhi, te ne sei accorto?»
    Quelle parole mi misero addosso un certo allarme, che aumentò quando sentii un dito che mi entrava nella cavità orbitale, esplorandola.

    Il Sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi

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  7. Sembra carino, ma non sono del tutto convinta! Aspetto una tua recensione :-)

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  8. Punto lo spray contro un'area libera sulla roccia. Mentre premo il tappo, immagino di essere un'artista che esegue un dipinto mirabile, unendo insieme le linee di colore per dare forma a un qualcosa denso di significato. Completata l'opera, faccio un passo indietro per osservarla meglio. L'odore pungente della vernice mi pizzica le narici.
    Kayden si affianca a me e mi cinge le spalle con un braccio. "Nel corso delle nostre vite ci incontriamo per pura combinazione e, per un momento, i nostri cuori battono all'unisono". Mi guarda. «Sono colpito».
    Gli passo la bomboletta e le sue dita sfiorano le mie.
    «L'ho scritto un po' di tempo fa. Subito dopo quella notte davanti alla dépendance di casa tua», aggiungo abbassando la voce.
    La sua espressione si rabbuia di colpo e il suo braccio scivola via dalle mie spalle. Tira la bomboletta a Luke.
    «Sarà meglio andare prima che il tassista ci molli qui. Non ho alcuna intenzione di farmela a piedi».
    Mi sento mancare al pensiero di averlo turbato. Seguendo con lo sguardo Kayden che scende lungo la parete, sento la felicità di quella notte eclissarsi nel buio.

    da "Con te sarà diverso" di Jessica Sorensen

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  9. http://rosewoodabbey.blogspot.it/
    VISITATE IL NOSTRO NEONATO BLOG SULLA LETTURA

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  10. Ciao,
    sono una nuova lettrice e tenevo a dirti che, diamine, amo il tuo blog! Le tue recensioni, le rubriche, la grafica, tutto è davvero magnifico.
    Passiamo però alle cose da non-pazzoide.
    I cento colori del blu è un libro che mi aveva colpita dalla trama, ero davvero curiosa di leggerlo ma -fortunatamente?- non l'ho ancora comprato. Leggendo il teaser all'inizio ero "no, non lo compro" poi "sì, forse dovrei comprarlo" per poi passare infine a un "oddio, non lo compro". Ho cambiato idea tre volte e non mi ha convinta del tutto. Aspetterò quindi una tua recensione prima di decidere cosa fare ahah
    Buona giornata e al prossimo post :)

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  11. Lui guardò l'orologio. "Quando sono con te perdo la cognizione del tempo. Devo scappare. Te lo racconterò un'altra volta." Le diede la mano per aiutarla ad alzarsi. "Fra qualche giorno, magari."
    Il cuore le si riempì di gioia. Ci sarebbe stato un altro giorno? Lentamente uscirono dal parco. " Hai raccontato a queste cose a Dasha?" "No". Non la guardava.
    " Sono felice che tu ne abbia parlato con me".
    "Si anche io."
    " Prometti che un giorno mi racconterai il resto?"
    "Un giorno te lo prometterò."
    "Non ho mai conosciuto nessuno che venisse dall'America." Arrossì.
    La baciò teneramente sulla guancia. Le sue labbra erano calde e la barba corta pungeva.
    " Fa attenzione, mentre via a casa", le raccomandò. Lei annui e lo guardò allontanarsi con il cuore gonfio di un sentimento che somigliava alla disperazione.
    Pensò che, se si fosse voltato, l'avrebbe sorpresa a fissarlo come una sciocca. Prima che potesse formulare qualsiasi altra riflessione, Alexander si voltò. Provò a muoversi, confusa e impacciata.
    Lui la salutò e lei rispose con un gesto della mano, ripromettendosi di diventare un po' più spigliata.

    Il cavaliere d'inverno, Paullina Simon.

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  12. "Royce? Non temete, Wenda mi ha detto la verità sulle mie ferite." Portandosi una mano al viso, Isabel tracciò la cicatrice che le solcava così profondamente la pelle da raggiungere l'osso sottostante. "Mi ha detto che sbiadirà, ma non si cancellerà mai. E già adesso i capelli crescono bianchi alla radice."
    Lui si voltò per vedere a che cosa si riferisse. Allontanandosi da fascio di luce che irrompeva dalla porta aperta, le si avvicinò. In un primo momento, abbagliato dal sole, non riuscì che a scorgere la sua capigliatura nera, che per la lucentezza gli ricordò i gioielli di onice ed ebano che aveva visto indosso alla regina. Sollevando il mento, Isabel indicò il punto in cui la cicatrice scompariva fra i capelli. E in quel punto, lui scorse la piccola ciocca bianca.
    Un marchio destinato a ricordarle la lunga battaglia per la sopravvivenza che aveva combattuto e vinto. Non si accorse di averlo detto ad alta voce finché non la udì replicare.
    "Sono un guerriero, dunque?"
    "Siete un guerriero vittorioso, a quanto pare. Non sminuite la vostra lotta né la considerevole forza di volontà che ha richiesto da parte vostra."
    "Né il vostro ruolo nella battaglia."

    CAVALIERI D'ONORE di Terri Brisbin pag. 254

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