sabato 3 settembre 2016

"Non aspettare la notte": intervista a Valentina D'Urbano!


Ci sono stati, nel corso dei mei sei anni da blogger, momenti davvero memorabili. Cose che mi hanno dato opportunità uniche, irripetibili e indimenticabili. Incontri bellissimi, di cui porterò per sempre un ricordo nel mio cuore. Ecco, sognalettori, quello che oggi condivido con voi è uno di quei momenti. 
Tutto è iniziato qualche mese fa, quando la Longanesi mi ha contattato per informarmi che la grandissima Valentina D'Urbano, autrice di romanzi straordinari come "Il rumore dei tuoi passi" (leggi la mia recensione) era in procinto di tornare sugli scaffali delle nostre librerie con un nuovo entusiasmante romanzo. Il titolo della sua nuova opera, uscita il 25 Agosto, è "Non aspettare la notte" e anche questa notizia da sola, di per sé, era così eccezionale da garantirmi un sorriso per tutta la giornata. 
Ma il fato ha voluto che io avessi altro di cui gioire. Oltre a informarmi sulla pubblicazione di "Non aspettare la notte", mi è stata offerta la possibilità di leggere il libro in anteprima e di avere l'immenso onore di intervistare Valentina. 
Ora, se avete letto qualcosa di Valentina e conoscete il suo immenso talento, potrete capire cosa sia successo al mio cuore anche al solo pensiero di poter scambiare quattro chiacchiere con questa fantastica autrice. Se invece non conoscete le sue opere, questa è un'ottima occasione per rimediare. E farvi ammaliare da lei, dalle atmosfere che sa creare e dal suo essere unica nel suo genere! Questa è la nostra chiacchierata e si parla di gatti, scrittura, grandi temi e ispirazioni letterarie. Non necessariamente in quest'ordine! Enjoy.




Ciao Valentina, benvenuta su Atelier dei Libri. Dopo due anni sei uscita dalla Fortezza per raccontarci una storia d'amore diversa, ma non meno intensa delle precedenti. Com'è stato abbandonare quei luoghi e le voci dei protagonisti che ti hanno fatto compagnia per così tanto tempo? 
Il distacco dalla Fortezza non è stato traumatico. Era giunto il momento di lasciare “casa mia”, non potevo trattenermi di più. In questi anni ho preso molto da questo quartiere disgraziato ispirato al posto in cui sono nata e adesso sento di aver chiuso il cerchio, ho restituito tutto, ho raccontato tutto quello che dovevo raccontare. Era il momento di andare a cercare altre storie.

Tommaso e Angelica, i protagonisti di "Non aspettare la notte", mi hanno commosso ed emozionato come pochi. Ti andrebbe di parlarci di loro e delle vicende che li coinvolgono? 
Scrivere la storia di Tommaso e Angelica per me è stata un’esperienza nuova, appassionante. Sono diversi dagli altri personaggi di cui ho già raccontato, il loro disagio, le loro ferite, non nascono dall’esterno, ma vengono da dentro: Angelica a vent’anni è sfigurata e rifiuta di farsi vedere preferendo una vita da reclusa, mentre Tommaso deve imparare a fare a meno della vista che giorno dopo giorno lo abbandona, e affidarsi agli altri sensi. E questo per un ragazzo di vent’anni è un dramma, ma lui non si abbatte: è forte, allegro, positivo, per lui la vita è fatta di opportunità, mentre Angelica nella sua vita vede solo ostacoli. Le loro mancanze si incastrano, diventano complementari, li rendono più forti. Almeno all’inizio.

Pur regalandoci sempre storie che strappano il cuore, non è solo l'amore a colpire dei
tuoi romanzi. Ma anche la spiccata vena drammatica che contraddistingue ogni tua opera. A cosa è dovuta e da dove trai le tue ispirazioni?
In realtà non lo so. L’inizio di una storia è un flash nella mia testa, un fotogramma, una voce, un luogo. Dopo, per mesi, ci fantastico sopra, costruisco la storia solo nella mia mente, la limo finché non sono pronta per metterla su carta. Ma non ho idea da dove vengano le intuizioni, e non mi interessa cercarne la fonte: è molto più magico così, senza sapere da dove sbucano.

Nonostante il dramma, però, "Non aspettare la notte" è un romanzo che racconta la speranza di una seconda possibilità e il potere che si nasconde nel semplice atto di lasciarsi amare. Pensi che l'amore possa davvero essere salvifico?
Mi piacerebbe molto poterti dire, che sì, l’amore è salvifico. Ma sono una pratica e razionale, e credo che l’amore contribuisca sì a salvare, ma non possa farcela da solo. I miei protagonisti iniziano a salvarsi per conto proprio. Poi, in qualche modo si riuniscono e continuano il cammino.


Da tua estimatrice non ho potuto non notare che le tue opere hanno in comune la nostalgia di un passato non troppo remoto. Molti di essi sono infatti ambientati negli anni ottanta e novanta. Come mai questa scelta? 
Negli anni ottanta e novanta non c’era ancora la tecnologia che abbiamo adesso. Niente cellulari, niente computer, niente internet. Io credo che internet sia l’invenzione del millennio, e alla rete devo la mia carriera da scrittrice, ma non amo inserire la tecnologia nelle storie che racconto: avrei l’impressione di perdere un pezzo, di giocarmi tante situazioni, di rendere il gioco più facile per i miei protagonisti. E se è vero che ogni scrittore è il dio dell’universo che racconta, io non sono un dio buono: mi piace che per i miei personaggi la comunicazione non sia facile, non sia diretta. Voglio vederli mentre ci mettono la faccia!

Per concludere questa intervista con una domanda diversa dal solito, ti chiedo di raccontarci un aneddoto che veda come protagonisti i tuoi mici che tanto adori!
Non lo so quale turba mentale abbiano i miei gatti, ma dev’essere grave. Il maschio rosso, Numa, è ossessionato da una pallina arancione che ha da quando era piccolo: non importa quanto tempo stia senza vederla, ha imparato ad aprire i cassetti per cercarla, e li richiude se non la trova (e quante volte mi sono alzata di notte col cuore in gola pensando ci fossero i ladri e invece era solo il gatto che trafficava con i cassetti…), e appena la trova pretende che io giochi insieme a lui. Gliela lancio e lui me la riporta. Potrebbe andare avanti per ore. La gattina femmina, Scappapicola (la chiamiamo così perché è di taglia piccola e non si fa toccare) ha imparato a rispondere al citofono: quando suona, lei salta, fa cadere la cornetta e miagola nel ricevitore. Un’ottima portinaia.




RARAMENTE UN'INTERVISTA MI HA RESA COSI' FELICE, SPERO SIA PIACIUTA ANCE A VOI. NON POSSO CHE CONSIGIARVI DI LEGGERE "NON ASPETTARE LA NOTTE".E VOI SIETE FAN DI VALENTINA?

4 commenti:

  1. Hai ragione a ritenere l intervista "un momento memorabile" .... emozionante... complimenti!!!! Anche a me Lei piace tanto e sicuramente leggerò il libro! B

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  2. Bellissima l'intervista. Il libro l'ho comprato qualche giorno fa' e lo leggerò quando avrò terminato quello della Armentrout. A pelle la trama mi piace molto.

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  3. Bellissima intervista! Non ho ancora avuto il piacere di leggere Valentina e voglio rimediare al piu' presto ❤️

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  4. Ciao Glinda, complimenti per l'intervista. La quarta domanda mi è piaciuta tantissimo.
    La D'Urbano mi incuriosisce parecchio, ho messo gli occhi su "acquanera" e non vedo l'ora di leggerlo.
    La trama di "Non aspettare la notte" mi ricorda un libro di Falconi che mi è piaciuto quindi perché no, lo metto in lista.

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