martedì 3 settembre 2013

Teaser Tuesdays #59


L'estate è praticamente finita, e finite le vacanze tornano le vecchie abitudini! Ecco dunque che ritorna l'appuntamento con Teaser Tuesdays rubrica ideata dal blog Should be Reading, che posto ogni martedì. 
Le regole sono semplicissime e tutti possono partecipare e condividere con i propri teaser! 
 
Ecco le regoline! 
  • Prendi il libro che stai leggendo;
  • Aprilo in una pagina a caso;
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina ("Teaser")
  • Attento a non fare spoiler!!
  • Riporta anche il titolo e l'autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto. 
 
Andiamo un po' a vedere cosa ho scovato io oggi!

Da Inferno di Francesco Gungui

I danati erano tutti riuniti tra i sei archi, ognuno dei quali conduceva a un cerchio dell'Inferno. Oltre gli archi il terreno digradava velocemente verso il primo cerchio di mura che separava l'Antinferno dal Limbo. Da quella posizione era ben visibile la struttura dei cerchi infernali. C'erano cinque anelli di mura, corrispondenti ai primi cinque cerchi dell'Inferno. Ciascuno era costituito da un terrazzamento che correva lugo tutta la circonferenza del vulcano e che in alcuni punti si allargava, comprendendo boschi e larghe pianure, mente in altri si stringeva fino a diventare un corridoio largo appena qualche decina di metri. Il quindo anello, il più basso, circondava la Palude Stigia, al centro della quale si intravedevano le mura della città di Dite.

 

Ecco una descrizione dell'Inferno. Dato che lo sto leggendo sul Kindle non so dirvi a che pagina sono, di preciso. L'avete letto? Lo leggerete?
 
Aspetto i vostri teaser!

7 commenti:

  1. Letto ed adorato inferno di Francesco Gungui

    Divergent Veronica Roth
    Mi nascondo la faccia tra le mani e respiro profondamente. La simulazione di oggi è stata uguale a quella di ieri: qualcuno mi puntava una pistola contro e mi ordinava di sparare alla mia famiglia. Quando sollevo la testa, Quattro mi sta guardando. «Los so che la simulazione non è reale» dico.
    «Non devi spiegarlo a me» risponde lui. «Tu ami la tua famiglia, non vuoi ucciderla. Non è la cosa più assurda del mondo. »
    «La simulazione è l'unico momento in cui riesco a vederli» ammetto.

    RispondiElimina
  2. Per un istante la creatura restò ferma, barcollando leggermente. poi si tuffò in avanti, le mani tese e pronte ad afferrare l'avversario. Jace si spostò di lato velocemente, ma non abbastanza: l'enorme mano lo afferrò, mentre il gigante cadeva a terra, trascinandolo con sé. Jace lanciò un urlo, poi vi fu una serie di colpi sordi, e in fine...il silenzio.
    Da città di ossa, cassandra clare ^_^ lo sto rileggendo

    RispondiElimina
  3. Fallen, di Lauren Kate
    "Daniel di scuoteva l'acqua dai capelli bagnati, ma un velo di goccioline pareva librarsi su di lui, e dietro di lui, sconfiggendo la gravità in un ampio raggio attorno alle sue braccia. Da come scintillava al sole, sembrava quasi che avesse le ali."

    RispondiElimina
  4. Odyssea. Oltre il varco incantato di Amabile Giusti

    Odyssea si svegliò di soprassalto, spalancando gli occhi.
    La prima cosa che vide furono le macchie di umidità sul soffitto.
    La seconda, la lampadina storta che pendeva come una coda.
    La terza, il ragno che le ciondolava sopra la faccia.
    La quarta, la finestra aperta.
    Si sollevò reggendosi sui gomiti e prendendo fiato, col viso molle di sudore e le lenzuola attorcigliate intorno alle gambe. Aggrottò la fronte e, per una frazione di secondo, ebbe il dubbio di stare ancora dormendo.

    RispondiElimina
  5. Ci aveva pensato tanto, l'aveva sognato, e adesso eccolo lì -come se annegasse lentamente
    mentre le labbra di Mikey toccavano le sue. Sentiva il cuore martellare contro il petto, la vena
    sul collo pulsare all'impazzata. Era esattamente come avrebbe dovuto essere già da un pezzo,
    perché avevano sprecato ore senza neanche sfiorarsi? Mentre baciava Mikey McKenzie sul
    tappeto nella casa dei nonni, il mondo le sembrò più intimo e perfettamente giusto di come
    avrebbe mai potuto immaginarlo. Era come se una forma l'avesse scelta e l'avesse trasformata
    da normale a speciale. Aveva corso come un animale selvaggio in mezzo alla pioggia per andare
    da lui. L'aveva fatto salire su un autobus e l'aveva portato lì.
    Fuori, la luce cominciava a scemare. Si sarebbe fatto sempre più buio, e sempre più tardi. Il
    ritorno in autobus sarebbe stato lungo. In quel posto non c'era linea telefonica, i cellulari non
    prendevano, non c'erano vicini e nessuno sapeva che fossero lì.
    Di tanto in tanto si faceva largo in lei un'immagine di casa - la faccia furente del padre,
    quella amareggiata della madre, lo sguardo ferito di Tom. A quel punto il loro pranzo
    domenicale in compagnia dell'avvocato doveva essere finito. Stavano bevendo caffè e parlando
    di lei, chiedendosi dove fosse finita.
    Ma più a lungo baciava Mikey e meno importanti le sembravano quelle.

    tratto da "Tu contro di me" di Jenny Downham

    RispondiElimina
  6. A volte la mia intelligenza va proprio a farsi un giretto.
    «Cristina!»
    Sbatto convulsamente le palpebre e osservo un ragazzo su una moto da corsa rossa e nera venirmi vicino. Riconosco quelle spalle e quel corpo perfetto anche sotto la tenuta di pelle da
    motociclista e, quando lui si toglie il casco integrale, ho l’impressione che il sole proietti i suoi raggi unicamente sul suo viso spettacolare.
    «Il destino non fa altro che farci incontrare, eh?» esordisco maliziosa.
    Lui alza la mano con cui non tiene il casco in segno di resa; ha entrambi i piedi ancorati a terra e immagino che, per tenere in piedi la moto con la sola forza delle gambe, abbia una muscolatura notevole.
    Mmh…
    «… non mi stai ascoltando.»
    Ritorno bruscamente alla realtà e lo sorprendo a guardarmi con le sopracciglia inarcate in un’espressione tronfia. «Scusa» dico. «Stavo fantasticando.»
    «Su cosa?» s’incuriosisce.
    Mi rizzo con studiata lentezza per passare un dito sul gioiellino che guida – una Ducati, che meraviglia! –, poi guizzo con lo sguardo nel suo e sfodero il mio sorriso perverso.
    «Te» rispondo seducente.
    Stefano non sembra subire l’effetto né del mio tono di voce né del mio sorriso peccaminoso, o
    magari è bravo a non darlo a vedere. «Ti ho pensato.»
    Mi mordo il labbro. «Davvero?» mormoro.
    Si aggancia il casco alla piega del gomito, così può sporgersi in avanti e appoggiarsi col petto
    al serbatoio. «Ho architettato moltissimi tranelli per vendicarmi di sabato» mi rivela con aria scaltra.
    Il luccichio nelle sue iridi verdi mi fa pensare al lupo cattivo. «Ehi, non è certo colpa mia se
    non sei abbastanza reattivo da evitare di farti spalmare un po’ di gelato sul naso» mi difendo.
    «Mi fissavi come se volessi divorarmi!» si schermisce divertito. «Scusa, se ero concentrato a
    mantenere il controllo di me stesso.»
    «Be’» mi stringo nelle spalle con fare innocente «alla fine ti ho divorato, infatti.»
    Lui mi penetra con lo sguardo e, con tono sommesso e intimo, replica: «E farmi leccare via il gelato dal naso è stata la cosa più eccitante che abbia mai sperimentato, Cristina».
    Uau. Il cuore mi sta battendo tanto forte che tra poco mi fratturerà una costola.

    tratto da "Sudden storm" di Chiara Cilli

    RispondiElimina
  7. Cuore pirata di Kathleen McGregor

    L'aria calda era inerte, pervasa da profumi sconosciuti, non un alito di vita pareva agitarsi oltre le cortine che circondavano il letto, e dal giardino l'impercettibile sottofondo del monotono frinire dei grilli sembrava dare più profondità alla notte, inasprendo il senso di solitudine che l'aveva assalita.
    Si sentiva pervasa da una irrequietezza che pareva una febbre, impedendole di trovare pace, e malgrado la stanchezza, si ritrovava incapace di prendere sonno. I pensieri erano affollati di ricordi, sensazioni, paure, desideri, taluni amari, altri incomprensibili, e per questo inquietanti, pericolosi da affrontare.
    La stanza vuota di Averstone incombeva nella sua mente al pari, forse più, della sua stessa persona. Si ostinava a rifiutarlo, eppure era consapevole di quanto la propria vita dipendesse da lui...Lo temeva, ma la sua assenza la riempiva di apprensione, di un incolmabile senso di abbandono.

    Pag. 284

    RispondiElimina

Il mio blog si nutre dei vostri commenti, perciò se avete letto il mio articolo lasciate un segno del vostro passaggio! E, se vi è piaciuto ciò che ho scritto, cliccate sul tasto G+!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...